Dicono di noi

Le voci dei Ragazzi

La strada di questi dieci anni è piena di storie affascinanti. Storie di ragazzi che hanno avuto la forza di comunicare le proprie difficoltà, il coraggio di affrontare le proprie paure, la libertà di farsi aiutare a superare i propri limiti.

Il modo migliore di rendervi partecipi di questo percorso è quello di
farvi conoscere alcuni dei ragazzi con cui abbiamo condiviso un pezzo di cammino.
I nomi riportati nelle storie, sono di fantasia. Le storie invece, sono reali.

“Però, quando dai l’ultimo ritocco alla pettinatura ti accorgi che anche con la vita è così, un piccolo gesto cambia tutto”

Giorgia

“La mia passione è cucinare, per me, ma soprattutto per gli altri per questo ho scelto questo mestiere. Alla fine dei due anni vorrei aprire un ristorante”

Marco

“ Ho visto tanta fantasia, tanta manualità, tanta bellezza. Tutta quella che serve per fare bene il mio lavoro. Ho la testa piena di idee, mi sento un’artista ”

Jessica

“ Poi ci può essere il divertimento, con gli amici si può andare in un posto in cui ci si può fidare, magari qui, c’è anche il pub, al posto di andare a ficcarsi chissà dove ”

Denis

“La Piazza non è solo una scuola, ma un luogo di incontro. Prima non ho mai sperimentato la possibilità di vivere da protagonista il “tempo scolastico”, di costruire qualcosa di bello, piacevole e utile”

Paola

“… un sorriso e incredibilmente io comincio a capire! ”

Anna

La “Piazza dei Mestieri”: già il nome evoca una concretezza che spesso è mancata nei percorsi scolastici, relegata (anche solo implicitamente) ad altri spazi e ad altri momenti rispetto a quelli di istruzione.

Ci si è concentrati sempre di più sulla dimensione del “sapere”, tralasciando quella del “saper fare”, anche se questa talvolta interessa i giovani più ancora del “sapere”.

Questa sorta di progressiva “auto-limitazione” della scuola al solo ambito del “sapere” ha portato ad una profonda disaffezione da parte dei giovani, che si è tradotto in tassi elevatissimi di dispersione scolastica e formativa, ma anche in svogliatezza per chi a scuola continua ad andarci: in una recente ricerca OCSE, il 38% degli studenti quindicenni italiani ha dichiarato che la propria scuola “è un luogo dove non ho voglia di andare”.

È giunta l’ora di occuparsi del diritto al successo formativo dei nostri ragazzi.

E la legge 53/2003, con il diritto-dovere all’istruzione e alla formazione 3

per almeno 12 anni, con l’istituzione del sistema di istruzione e formazione professionale, con l’alternanza scuola-lavoro, ha introdotto nel nostro sistema nuovi strumenti per personalizzare il percorso formativo, assecondando gli interessi, le vocazioni, le attitudini di ciascuno; solo in questo modo la persona è davvero al centro del sistema educativo.

La “Piazza dei Mestieri” è in perfetta sintonia con i principi della riforma 53/2003; percorsi formativi che si aprono al territorio, al suo tessuto sociale ma anche al mondo del lavoro, e che pertanto si diversificano nelle modalità di apprendimento, avendo al centro ogni singola persona.

Ma oltre al “sapere” ed al “saper fare”, vi è una terza dimensione fondamentale per la costruzione dell’identità, che è il “saper essere”. La “Piazza dei mestieri” ha l’ambizione di unire in una proposta organica tutte e tre queste dimensioni, fornendo così al progetto una valenza anche educativa che (per conoscenza mia personale dei soggetti promotori e delle altre opere già realizzate) renderà certamente la “Piazza dei Mestieri” un luogo in cui crescere.

Si cresce, infatti, soltanto con dei maestri e con dei compagni di viaggio; altre persone, che si incontrano “in piazza”.

Onorevole Valentina Aprea
Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca

La Piazza dei Mestieri è un’idea che mi ha colpito da subito; ritengo infatti che oggi sia fondamentale ricreare luoghi di socialità per i giovani; servono ambiti come le vecchie piazze di una volta o come i cortili della nostra infanzia, in cui i giovani possano trovare un ambito che li aiuti a crescere favorendo le relazioni tra i giovani stessi e il mondo degli adulti.

L’ambizioso obiettivo della Piazza dei Mestieri di creare un ambito educativo che sostiene il cammino educativo e culturale dei giovani (anche attraverso proposte legate alla dimensione del tempo libero) sino ad accompagnarli nella difficile fase di inserimento nel mondo del lavoro mi pare essere una risposta a un bisogno emergente dei nostri territori e in particolare delle grandi città metropolitane.

Tra le altre cose, la difficile fase di transizione del nostro territorio in tema di occupazione rende prezioso ogni contributo che faciliti la crescita di opportunità di occupazione, contribuendo ad un significativo accorciamento dei tempi nella ricerca di lavoro e contribuendo ad innalzare il tasso di occupazione, con particolare riferimento alla fascia giovanile dove si registra il maggior divario con gli altri Paesi europei.

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Ritengo, quindi, che iniziative di questo tipo vadano monitorate dai soggetti pubblici al fine di sostenerle e garantirne un’efficace e corretta attuazione; mi sembra che proprio attraverso questa modalità si pongano in essere politiche reali di sussidiarietà orizzontale che ridisegnano il sistema del Welfare, secondo un’ottica di maggior coinvolgimento delle libere iniziative nate nell’alveo della società civile, garantendo al contempo di raggiungere i risultati auspicati con minori risorse economiche da parte del soggetto pubblico.

Una caratteristica importante di tale iniziativa, unitamente all’aspetto educativo, è il coinvolgimento economico del soggetto proponente, che si esplicita nella consistente partecipazione agli investimenti di star up e soprattutto nella dichiarata assunzione di responsabilità del soggetto stesso, relativamente alla garanzia di un equilibrio economico e finanziario nella fase di gestione dell’iniziativa.

In bocca al lupo.

Gilberto Pichetto Fratin
Assessore al Bilancio, Industria e Lavoro della Regione Piemonte

La Piazza dei Mestieri è una scuola di qualità riconosciuta e apprezzata sul piano della formazione professionale, dell’imprenditoria giovanile e dell’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro.

È una palestra e un laboratorio di educazione e di cultura del lavoro, che rende i giovani idonei ad affrontare le sfide della modernità e di un mercato sempre più aperto al mondo, ma allo stesso tempo ciascun giovane viene accompagnato nel suo processo di crescita armonica dal punto di vista umano, relazionale, spirituale, culturale e sociale.
Acquisire una qualificazione (meccanico o cuoco) è importante, ma lo è altrettanto il fatto di saper esercitare tale professione con una coscienza etica che si lascia guidare non solo da, utilitarismi personali o orgoglio di carriera, ma da principi morali di servizio, gratuità, generosità e rispetto degli altri, della legalità, equità e del bene comune e, per chi è credente, della legge di Dio. Dalla Piazza dei Mestieri ogni ragazzo esce ricco non solo del sapere e del saper esercitare bene una professione, ma dell’essere «un buon cristiano e un onesto cittadino» come diceva San Giovanni Bosco.

Monsignor Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino

La Piazza dei Mestieri rappresenta una coraggiosa iniziativa di alto valore sociale e culturale. I risultati positivi raggiunti in dieci anni di attività -grazie anche ad una positiva sinergia tra istituzioni e sistema economico imprenditoriale- dimostrano la validità di un approccio fondato sulla realizzazione di un percorso integrato di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro, che punta a valorizzare i talenti di tanti giovani e a stimolare la loro voglia di fare. L’esperienza della Piazza dei Mestieri si muove nella stessa logica di quella alternanza scuola-lavoro che potrà essere sperimentata, a partire dal 2015, dai ragazzi del biennio conclusivo delle scuole superiori.

È, inoltre, un modello che esalta il valore della comunità e della partecipazione attiva e responsabile delle persone - leva essenziale per un futuro di crescita del Paese - che merita di essere sostenuto e replicato. A Piazza dei Mestieri l’augurio sincero di futuri e ancora maggiori successi.

Giuliano Poletti
Ministro del lavoro e delle politiche sociali

La Piazza dei Mestieri mi è piaciuta perché è un luogo in cui si respira positività, dove, entrando da osservatrice, si apprezzano soprattutto la voglia di mettersi alla prova e quella di imparare. Avere constatato quanto siano motivati i giovani che la animano è stata per me un’esperienza indimenticabile.
Ho visto ragazze e ragazzi sorridenti e felici di cimentarsi in un’attività professionale che mi auguro e gli auguro diventi il loro futuro lavorativo. Oggi come non mai la ormazione professionale, insieme a quella tecnica, deve tornare a essere la carta vincente su cui scommettere per garantire ai nostri ragazzi un patrimonio di conoscenze che siano il passaporto per il loro futuro.

Valeria Fedeli
Ministro dell'istruzione, università e ricerca.

Della Piazza mi piace molto il fatto che ci sono tanti giovani e soprattutto tanti giovani allegri, mi piace il fatto che si respira “voglia di fare”, voglia di imparare. La Piazza è stata molto utile perché ha consentito a tante ragazze e ragazzi, che probabilmente sarebbero finiti nei mille rivoli della dispersione scolastica, di trovare attraverso la formazione una prospettiva di lavoro e quindi di futuro.
La Piazza dei Mestieri è un modello che dovremmo cercare di replicare anche in altri campi e in altre città.

Sergio Chiamparino
Presidente della Regione Piemonte

Quello che mi piace di più di Piazza dei Mestieri è la bellezza dei giovani che si vedono, sono ragazzi felici, soddisfatti, che guardano con fiducia al proprio futuro, che stanno sviluppando una professionalità nella quale credono e per la quale pensano che potranno costruire solidamente la propria vita. Per la banca è fondamentale collaborare con questa organizzazione, siamo la banca di un paese sviluppato, sappiamo che il futuro di questo paese e delle persone che ci abitano risiede nella qualità della professionalità. Sviluppare queste professionalità è ciò che noi dobbiamo fare per l’insieme del sistema economico in cui operiamo.

Gian Maria Gros Pietro
Presidente del consiglio di gestione

Abito vicino alla Piazza dei Mestieri. La conosco da tempo e confesso anche di averci passato qualche bella serata in compagnia, proprio nel suo birrificio.

Mi piace questo posto perché si respira aria positiva, voglia di fare, fiducia nei giovani e nel futuro. Qui si trovano tracce evidenti del carattere di una città che vuole essere una capitale del lavoro, che crede si debba investire in sapere, conoscenza, formazione e tecnologia, che sa essere generosa e solidale e, soprattutto, che sa vedere nei giovani una risorsa fondamentale, forse proprio quella più importante perché sono loro l’oggi e il domani della città e del Paese. I giovani sono un giacimento straordinario di capacità, di passione, di ambizioni sane: valori che mi pare accompagnino le tante e diverse attività promosse e svolte nella Piazza dei Mestieri.

Chiara Appendino
Sindaco di Torino

La Piazza dei Mestieri ha molti elementi di contatto con L’Oréal: la cura di sé intesa come valorizzazione della persona, l’attenzione al bello in tutte le sue forme, la cultura dell’eccellenza. Quest’ultimo è un elemento che ci piace particolarmente. Non si accontentano di accogliere i ragazzi, vogliono formare professionisti straordinari e produrre prodotti unici. Per queste affinità nel 2009, in occasione del Centenario di L’Oréal Italia, abbiamo deciso di diventare i principali partner della Piazza dei Mestieri e supportarli anche nelle attività che non sono legate al mondo della bellezza.

Siamo convinti che le aziende leader debbano avere un comportamento esemplare a livello etico, sociale e ambientale e impegnarsi concretamente a sostegno delle comunità in cui operano.

Cristina Scocchia
Già amministratore delegato L'Oréal Italia

“Diamo vita e forma al mondo del lavoro”. È la mission di Randstad. E come non dare vita al lavoro senza i giovani talenti. È nostra responsabilità, in questo momento storico, orientare i giovani, qualificarli professionalmente e agevolare il loro ingresso nel mondo del lavoro.
L’impegno che Piazza dei Mestieri investe in questo lodevole progetto si concretizza quotidianamente attraverso un modello tangibile basato sull’accoglienza e sulla formazione che valorizza i giovani, le loro competenze e attitudini infondendo loro un approccio attivo all’impiegabilità. È un’esperienza che condividiamo con Piazza dei Mestieri e che sosteniamo con passione.

Marco Ceresa
Amministratore delegato Randstad

Piazza dei Mestieri non è un semplice centro di formazione e di aggregazione sociale e culturale. È un grande segno di speranza. È l’esempio evidente che quando si fa quadrato intorno ai valori dell’impegno e della solidarietà è sempre possibile costruire un futuro migliore. Rappresenta quella parte del Paese che lavora seriamente, con generosità e con coraggio, che si spende in prima persona là dove ce n’è bisogno, e aiuta a risolvere i problemi.
Se migliaia di giovani, in situazioni difficili, hanno avuto una seconda opportunità, se hanno potuto scoprire e sviluppare il loro talento, riprendere in mano la libertà di scegliere e creare la propria vita, lo dobbiamo al lavoro straordinario che Piazza dei Mestieri svolge ogni giorno.

Piazza dei Mestieri è un’esperienza di inclusione sociale concreta, significativa e originale.
È un’operazione riuscita, a Torino e a Catania, dove il modello sviluppato a Torino non è stato trapiantato in maniera acritica, ma radicandolo nel territorio; un bel modello di partenariato, come tanti se ne dovrebbero sviluppare nel nostro Sud, raccogliendo, adattando e mediando esperienze positive sviluppate in altre parti del paese. Librino, un quartiere complicato, è la sede della Piazza a Catania; un esempio che per vivere un luogo positivo non occorre lasciare alle spalle situazioni territoriali e fisiche di disagio.

Sarà un lavoro molto lungo, difficile e complesso, ma ci sono già segni che l’operazione è riuscita ed è un’operazione che va incoraggiata e guardata con grande interesse.

La cosa che mi colpisce di più della Piazza dei Mestieri è la passione con cui i ragazzi si impegnano nella costruzione di una professionalità non astratta ma mirata ad essere di reale efficacia nel mondo del lavoro. Si tratti di imparare a fare i birrai, i panettieri, le parrucchiere o i tecnici informatici, ogni mestiere alla Piazza è insegnato avendo a cuore non solo la sua manualità ma anche la completezza della persona che lo svolge.
Questi ragazzi, insieme ai loro insegnanti, costruiscono una vera possibilità di futuro, capace di mettersi alla prova della realtà, senza ripiegarsi in vittimismi o in voli pindarici.

La cosa che più mi ha colpito visitando la Piazza è stata la vitalità dei ragazzi, la voglia di imparare e di crearsi un futuro. Sicuramente un esempio formativo da riprendere in più città possibili per permettere anche ai nostri giovani meno fortunati di imparare un lavoro e quindi di avere una prospettiva di vita migliore.

Spero tanto di non vedere spegnersi mai il fuoco che arde nei nostri giovani, come volontà di fare e di imparare!

Innanzi tutto la sorpresa, persino lo stupore il giorno della mia prima visita a Piazza dei Mestieri, un’Istituzione che quasi non immaginavo potesse esistere. Ma la sorpresa si è
subito come solidificata in una sorta di concretezza dal taglio imprenditoriale dalla sfaccettatura della sua offerta, dalla quantità e qualità delle attività. Mi pare quasi che la “bellezza” (perché anche di questo si potrebbe parlare) di questa “seconda occasione” da offrire a giovani che provengono da realtà diverse, spesso disagiate per motivi culturali ed economici sia quasi unica ed appassionante. Perché forse davvero il successo possibile deve essere alimentato da una passione, quella sensazione di appassionata emulazione che ho incontrato in tutti i vari dipartimenti di cui Piazza dei Mestieri si compone dall’energia e vitalità dei ragazzi.

Si deve pure far sapere con orgoglio il valore di questa istituzione variegata e colma di concreta speranza. Mettiamoci a disposizione allora. La concretezza di tanti piccoli personali successi sarà allora anche un successo un po’ nostro.

La  giornata passata con voi a Torino, nella Piazza dei Mestieri è stata veramente bella. È stata bella per l’idea che questo luogo veicola, che si porta appresso un’idea innovativa, diversa, importante, costruttiva, necessaria in questo momento; un’idea da ripetere ovviamente non solo a Catania, dove già siete, ma anche in tante altre città italiane. Un luogo accogliente, un luogo dinamico, un luogo dove si produce, dove si lavora, dove le persone sono estremamente gentili e professionali. Poi la sera, il concerto in una sala bella, con una bellissima struttura tecnica, con un pubblico che seppure distanziato è stato estremamente partecipe e molto caloroso. Ecco, questo è quello che mi sento di dire dopo quella esperienza, giriamo tanto (anche se ultimamente per via del Covid un po’ meno), e ogni tanto ci sono dei luoghi che rimangono nel cuore. Ecco, quella presenza a Torino, nella Piazza dei Mestieri è stata una di quelle che rimarranno nel nostro cuore, e speriamo anche di tornare.

La Piazza dei Mestieri è anzitutto una scuola, ma è una scuola particolare, soprattutto per chi
la frequenta, ragazze e ragazzi che se non ci fosse la Piazza non frequenterebbero nessuna scuola, nell’età in cui invece bisogna farlo; sarebbero, fatta salva la libertà di ognuno, e le sfortune e le fortune della vita, condannati a una vita destinata a essere prematuramente sbandata, angusta e infelice.

Qui si imparano nozioni, e mestieri, e anche a fidarsi degli altri, dei coetanei, di qualche adulto bravo e di qualche buon esempio. È un luogo di disciplina, sorprendente, e di orgoglio di fare le cose insieme e farle bene: buone birre, buoni tagli di capelli, buon cioccolato, buon ristorante. La Piazza è un luogo che sarebbe bello fosse in ognuna delle nostre città, e che fosse un modello capace di diffondersi per virtù propria dovunque è necessario.

Ma la virtù non ha la capacità di riprodursi da sola. La diffusione del progetto della Piazza richiede sforzi disinteressati (e tenaci, e la tenacia qui non manca), organizzazione non dilettantesca, gente che ci creda, bravi amministratori pubblici, aree, locali, quattrini. Tutte cose che in natura non stanno sempre e facilmente insieme. A volte ci si riesce, Torino e Catania ne sono la prova, Milano, che ha ricominciato a darsi delle arie, può avere la sua Piazza dei Mestieri, e se può deve, e la farà, meglio che a Torino, altrimenti vuol dire che è solo la città dell’Expo e della moda, e degli aperitivi, il che non basta.

Piazza dei Mestieri ha diffuso in questi anni nel Paese una consapevolezza decisiva: l’importanza della formazione dei giovani, e la necessità di fornire loro strumenti di crescita positiva, costruttiva, responsabile. Il talento personale è una delle leve decisive negli anni della formazione: perché fa crescere attraverso le proprie inclinazioni e capacità, e sviluppa al meglio la capacità di contribuire allo sviluppo comune. Piazza dei Mestieri compie dieci anni: un decennio di lavoro e di risultati positivi. Milano, città dell’innovazione, sta lavorando perché questa esperienza cresca nella nostra città e si inserisca nella vasta rete di scuole, imprese, incubatori di impresa che in questi anni abbiamo messo in campo per la crescita e il lavoro. È un impegno che rinnoviamo, e che porteremo avanti insieme. Per dare uno strumento in più alle nuove generazioni, e a tutti noi.

Le attività formative della Piazza dei Mestieri non nascono a caso, sono il risultato di un progetto che parte dalla necessità dei territori; credo che questo sia un modello che certamente deve diventare il modello per un paese come il nostro che ha bisogno di più formazione per poter crescere e per potersi modernizzare. Una società come Iren ha sempre più necessità di persone formate nei diversi settori dei business, pertanto credo che i rapporti con la Piazza possano essere ancora incrementati nel futuro proprio nella direzione di avere persone qualificate, che siano formate e che possano avere un “ponte anticipatore” all’ingresso del mondo del lavoro proprio durante la fase di formazione attraverso i tirocini.

La Piazza dei Mestieri mi è piaciuta perché è un luogo in cui si respira positività, dove, entrando da osservatrice, si apprezzano soprattutto la voglia di mettersi alla prova e quella di imparare. Avere constatato quanto siano motivati i giovani che la animano è stata per me un’esperienza indimenticabile. Ho visto ragazze e ragazzi sorridenti e felici di cimentarsi in un’attività professionale che mi auguro e gli auguro diventi il loro futuro lavorativo.

Oggi come non mai la formazione professionale, insieme a quella tecnica, deve tornare a essere la carta vincente su cui scommettere per garantire ai nostri ragazzi un patrimonio di conoscenze che siano il passaporto per il loro futuro.
Buon decimo compleanno Piazza dei Mestieri.

La Piazza dei Mestieri è riuscita ad implementare il modello di formazione duale, un modello che utilizziamo in Germania da oltre cento anni brillantemente e con tanti elementi innovativi, perciò abbiamo deciso di collaborare con la Piazza e realizzare un progetto di responsabilità sociale chiamato “Share your genius”. Abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di ideare una micro-impresa e saranno i ragazzi della Piazza dei Mestieri a realizzarla.

Attraverso Piazza dei Mestieri si persegue l’obiettivo di contribuire a rispondere alla domanda di spazi e opportunità da parte del mondo giovanile, di un mondo che sente il bisogno di condividere nuove forme di espressività e formazione, nuovi modi di stare insieme e mettere a frutto capacità ed esperienze, anche in un’ottica di scambio e integrazione con i coetanei di altri paesi. Per una città sospesa tra il bisogno di cambiare e il rischio di declino, i giovani rappresentano l’unica risorsa davvero strategica, irrinunciabile: a costo di ripetere un luogo comune, ma non per questo meno vero, investire su di loro è investire sul futuro della città, del paese, dell’Europa. 

Piazza dei Mestieri, come centro di aggregazione caratterizzato da valenze e finalità multidisciplinari (sociali, educative, formative e di avviamento al lavoro), è destinata a diventare un punto di riferimento per il protagonismo giovanile della nostra città, secondo un modello innovativo che spero possa essere replicato in altre realtà italiane, e che vede a Torino altri poli di rilievo in cui la Compagnia di San Paolo è comunque impegnata, da Caraglio 101 alle sperimentazioni in atto, nel nostro progetto YEPP, a Parella e Mirafiori..

La Compagnia ha dunque condiviso il progetto con gli altri partner nella piena convinzione che esso possa produrre un elevato valore aggiunto sia per quanto riguarda la valorizzazione del capitale umano rappresentato dai giovani sia, più in generale, per quanto attiene alle ricadute sociali a favore dell’intera collettività. 

Intorno a Piazza dei Mestieri si stanno creando curiosità e aspettative; conoscendo la qualità delle persone e degli enti che attorno al progetto si impegnano, posso dire in amicizia che sono certo che queste attese non andranno deluse. 

Piero Gastaldo

Segretario Generale della Compagnia di San Paolo

Un “segno particolare” della Chiesa torinese è da sempre la sua grande attenzione al sociale, attenzione che nei secoli si è declinata in opere, attività, iniziative volte a favorire uno sviluppo di tutta la società. È una presenza del “fare” che prima di perdersi dietro discorsi o denunce ricerca sempre soluzioni percorribili creando luoghi di attrazione soprattutto per i giovani. Questa operosità ha inciso il tessuto sociale di questa Città, trovando nell’insegnamento della Chiesa motivazioni e ragioni. Le opere costruite da don Bosco, dal Cottolengo, dal Murialdo, dal Faà di Bruno rispondevano innanzitutto ad esigenze reali del tempo ed ancor oggi costituiscono un punto saldo nella formazione di tante donne ed uomini, rinnovando l’intuizione dell’inizio.

Dare una speranza, indicare una prospettiva diversa, offrire delle opportunità di inserimento nuove, sostenere il desiderio di un futuro possibile. Da quanto mi è stato presentato mi sembra che tale nuova iniziativa, a forte caratterizzazione pedagogica, ben si inserisca in questo solco. Sostenere dei giovani nella fase della loro formazione, in particolare quella rivolta al loro inserimento lavorativo, comporta una particolare attenzione all’umanità delle persone coinvolte.

Auguro alla “Piazza dei Mestieri” di adempiere pienamente a tale compito, educando tutti i partecipanti alla ricerca della loro libertà e compimento, attraverso il reciproco rispetto e l’impegno quotidiano. In particolare affido al Signore la fatica di chi deve imparare e la sollecitudine di chi deve insegnare.

In ultimo non posso esimermi dal dare atto alle Istituzioni di essersi coinvolte generosamente e consapevolmente, realizzando così quella sussidiarietà da tutti invocata ma tante volte incompiuta.    

Torino, 8 Ottobre 2004

✠ Severino Card. Poletto
Arcivescovo di Torino 

Le sfide poste dalla società moderna portano i giovani ad esprimere nuove domande e bisogni educativi a cui occorre dar risposta in spazi e in forme articolate. 

Sui futuri programmi europei in tema di istruzione, formazione e gioventù si stanno delineando prospettive di cooperazione che vanno adeguate alla mutata condizione giovanile, mettendo in primo piano la partecipazione, anzi il protagonismo dei giovani.

Sta emergendo con forza come indirizzo prioritario quello di realizzare approcci integrati e non più distinti nelle azioni per l’istruzione, la formazione, la cultura, l’inserimento nel mondo del lavoro. 

Per stare al passo con i mutamenti economici, sociali, culturali e tecnologici propri di una società complessa e con le esigenze di apprendimento lungo tutto l’arco della vita e di mobilità occupazionale, i sistemi educativi e le politiche di inclusione sociale devono sempre più intercettare la domanda ed essere in grado di dare un’offerta diversificata rispetto alle vocazioni, alle attitudini, alle capacità e ai percorsi di vita di ciascuno. Tutto ciò affinché i giovani ottengano il successo formativo, accrescano le conoscenze e le competenze, sviluppino il senso della cittadinanza attiva e il rispetto delle differenze e dei diversi modelli culturali.

La necessità di allargare le opportunità di scelta e di migliorare la qualità dell’apprendimento emerge non solo dalle linee e azioni formulate a livello europeo, ma anche dai processi di riforma del sistema educativo in atto nel Paese a cui contribuisce significativamente e con un ruolo crescente il sistema delle Regioni 

In tali ambiti la politica della Regione è orientata a promuovere iniziative che favoriscano e stimolino la creatività giovanile attraverso forme e linguaggi diversi, non sempre distinti e rigidamente separati proprio in virtù della tendenza, soprattutto nell’universo giovanile, ad approcci multidisciplinari in campo espressivo ed artistico.

Per favorire lo sviluppo della creatività e della autonoma espressività dei giovani è importante sostenere le attività che nascono nei luoghi di aggregazione “tradizionali”, quali Oratori o Centri sociali, o in nuovi luoghi, in cui vengono sperimentati approcci di rete in campo educativo, culturale, artistico, ludico che vedano i giovani come protagonisti.

In questa filone si inserisce l’iniziativa della Piazza dei Mestieri di Torino che ho seguito con vivo interesse sin dalle sue fasi progettuali e che ha saputo coinvolgere le più importanti istituzioni del nostro territorio.

A questi tentativi va tutto il mio appoggio personale e dell’istituzione che rappresento, a cui aggiungo la sincera stima per il soggetto promotore la cui passione nel costruire risposte alle esigenze delle persone e in particolare di chi è più bisognoso ho potuto apprezzare in questi anni. Auguri quindi per il vostro lavoro

On. Enzo Ghigo
Presidente della Regione Piemonte

La Piazza dei Mestieri si inserisce nell’ambito delle politiche promosse dalla Regione Piemonte e in particolare relativamente all’attuazione della legge 58/78. 

Si tratta di un’iniziativa all’avanguardia nell’ambito delle politiche giovanili.

Nel tempo ho avuto modo di apprezzare la Vostra serietà, così come quella degli amici che stanno dando vita a iniziative analoghe, e  mi sento di dire che essa è parte del grande patrimonio che la nostra Regione ha da sempre nell’ambito delle iniziative educative a favore dei giovani. Tale patrimonio trova in soggetti come il vostro nuova linfa e vitalità, rinnovando la grande tradizione della nostra Regione, basti pensare alla storia dei Santi Sociali Torinesi, ma anche a tante iniziative laiche che si sono susseguite nel tempo.

Ritengo quindi che le istituzioni abbiano il dovere, oltre che l’onore, di sostenere tali iniziative che rispondono ad un bisogno diffuso e sempre più presente della nostre città.

L’Istituzione, infatti, si rende conto di questa necessità a tutti i livelli come testimoniano le numerose prese di posizione a livello comunitario e nazionale e come è chiaramente indicato tra gli obiettivi esplicitamente dichiarati nel documento programmatico della nostra Regione.

In particolare l’obiettivo della Piazza dei Mestieri è quello di accompagnare i giovani lungo un percorso di crescita e di maturazione. Tale percorso tocca la dimensione educativa, culturale e ricreativa, sino a giungere a quella dell’introduzione nel mondo del lavoro e alla creazione di impresa. 

Tutto ciò mi sembra risponda a un’esigenza di cui ogni giorno avvertiamo l’urgenza.

La collaborazione tra Istituzioni che sin dal sorgere di queste iniziative ha visto coinvolte oltre alla Regione, Il Comune di Torino e le Fondazioni Bancarie, mi pare un altro segno della capacità del nostro territorio di valorizzare i tentativi che nascono all’interno della società.

Infine la disponibilità totale dei soggetti proponenti ad assumersi il peso operativo unitamente a quello economico (come Regione abbiamo già stanziato nel biennio 2003 - 2004 4.500.000 di euro) in merito al  buon andamento delle iniziative è certamente un esempio di corretta attuazione dei rapporti tra pubblico e privato.

Ho sempre pensato che queste iniziative possano fungere da prototipo per altri tentativi che quale Assessore responsabile alle politiche giovanili auspico siano numerosi e capaci di mettersi in rete per il bene comune.

Le considerazioni sopra esposte mi portano con grande piacere a dichiarare la disponibilità mia personale, del mio Assessorato e della Regione Piemonte a far parte della rete di sostegno al progetto Equal settoriale dal titolo SCIE (Sistemi di Consolidamento di Imprese Educative) dichiarando la  nostra disponibilità ad aderire al protocollo di intesa con tutti gli altri soggetti che vi faranno parte.

Giampiero LEO
Assessore alla cultura, spettacolo, beni culturali, istruzione e ricerca, politiche giovanili della Regione Piemonte

Il mio impegno in questi anni di responsabilità di governo si è concentrato su due grandi filoni di intervento.

Il primo attiene alla riforma del mercato del lavoro, con l’obiettivo di aumentare il tasso di occupazione e quindi di creare maggiore ricchezza nel paese garantendo a tutti la possibilità di lavorare

Il secondo è legato a una profonda rivisitazione delle politiche sociali. Abbiamo cercato di introdurre  una dinamica che esca da una logica meramente redistributiva e si proietti verso   l’incremento e la massimizzazione delle risorse disponibili; un sistema, cioè, che metta in atto un processo virtuoso capace di valorizzare le grandi risorse del privato sociale, che rappresentano una ricchezza storicamente rilevante nella storia del nostro paese.

Per questo motivo ho apprezzato da subito l’idea della Piazza dei Mestieri; essa rientra infatti in entrambe le tipologie sopra descritte.


Da un lato, il recupero di giovani che si trovano in condizioni di disagio, tali da rischiare che venga compromessa la possibilità di un adeguato percorso educativo, è  una priorità sociale che ha a che fare innanzitutto con la responsabilità di adulti desiderosi di contribuire a costruire un futuro dignitoso per le nuove generazioni.

Dall’altro lato, combattere le diverse forme di dispersione, è elemento imprescindibile per “attrezzare “  adeguatamente i giovani alle sfide che il mercato del lavoro impone.

Ho la certezza che queste sfide vadano affrontate nella logica di un federalismo che valorizzi le istituzioni locali e le grandi esperienze di privato sociale presenti sul territorio.

Anche da questo punto di vista il progetto della Piazza dei Mestieri  dimostra la sua efficacia; esso infatti parte dalla responsabilità di adulti che si impegnano in un cammino con i giovani attraverso una proposta che tocca tutte le dimensioni della persona (educazione, cultura, tempo libero, lavoro) e contemporaneamente stabilisce nessi operativi con le Istituzioni territoriali (Enti Locali, Fondazioni, mondo dell’Associazionismo, etc).

Sono pertanto grato agli amici che hanno messo in atto questo tentativo e mi auguro che dopo il caso pilota di Torino esso diventi un modello esportabile in tante città italiane, offrendo così un contributo concreto allo sviluppo sociale ed economico dell’Italia.

On. Avv. Roberto Maroni
Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali (Welfare)

L’iniziativa della Piazza dei Mestieri ha suscitato in me un notevole interesse per i progetti che verranno attuati, ma soprattutto un profondo compiacimento perché ancora una volta si è cercato di venire incontro alle esigenze educative e culturali dei giovani che, senza retorica, sono il nostro futuro. Aiutare le giovani leve ad orientarsi nelle scelte,  favorire la loro formazione ed infine collaborare al loro  inserimento nel mondo del lavoro, è senza ombra di dubbio una buona risposta ad una necessità che da sempre è parte del vivere quotidiano nelle piccole come nelle grandi comunità.

Il creare un punto di riferimento nella nostra città per tutti quei giovani che si sentono in difficoltà e che cercano un aiuto per costruire il loro futuro, è un progetto molto ambizioso che merita il supporto e la collaborazione di tutte le Istituzioni , affinché gli obiettivi educativi, culturali e ricreativi del progetto stesso si possano realizzare nel migliore dei modi.

La Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli studi di Torino, di cui sono Preside, riconosce nell’iniziativa alcuni obiettivi su cui si basa la stessa istituzione della Facoltà, soprattutto nell’interesse per i processi formativi che hanno come obiettivi specifici il consentire ai giovani di seguire una formazione di base, possedendo gli strumenti metodologici e critici per essere in grado di operare nel mondo del lavoro secondo le competenze acquisite. Anche gli aspetti ricreativi del progetto hanno un riscontro nell’operare della Facoltà per cui le discipline dell’arte, della musica e dello spettacolo unite al multimediale sono elementi base nella formazione delle figure professionali di domani.

Riconoscendo nell’iniziativa della Piazza dei Mestieri una risposta efficace ad una forte domanda sociale, non posso far altro che fornire la mia personale disponibilità, unita a quella della Facoltà che rappresento, nel seguire il progetto in tutte le sue fasi.

Annamaria Poggi
Preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Torino

Investire sui giovani, sul loro potenziale intellettivo e umano, sulla loro capacità di impegno nello studio e nell’apprendimento, sulla loro volontà di mettersi in gioco professionalmente chiedendo spazi di espressione e occasioni di formazione. Per una persona come me, che, dapprima in qualità di imprenditore e, solo più recentemente, nei panni del banchiere, deve saper valutare la bontà di un progetto di investimento, caratterizzato per ritorni attesi incerti e distanti nel tempo, non esiste settore di investimento più proficuo e gratificante di quello che ha per oggetto il futuro delle giovani generazioni. 

I livelli di istruzione del nostro paese sono significativamente più bassi che negli altri paesi industrializzati. I tassi di abbandono scolastico sono fra i più alti dell’Unione Europea. Solo il 57% dei giovani italiani fra i 24 e i 35 anni ha conseguito un diploma di scuola superiore contro l’85% dei giovani tedeschi e l’88% dei giovani americani.

E’ sui livelli di istruzione delle giovani generazioni, sul capitale umano e sociale, che si basa gran parte della capacità competitiva del sistema Paese. Investire in istruzione è una via obbligata se si vuole dare concreta attuazione ad una strategia di rilancio complessivo dell’Italia, capace di contrastare i segnali di declino.  

Formazione, istruzione, lotta all’esclusione sociale e promozione di un più agevole e rapido accesso al mercato del lavoro per stimolare la crescita occupazionale soprattutto nella fascia dei giovani e delle categorie più a rischio di marginalizzazione attraverso percorsi di formazione professionale e di recupero della dispersione scolastica sono tutte leve su cui bisogna agire con urgenza e determinazione.

Per questa serie di ragioni, il progetto della Fondazione “Piazza dei Mestieri” mi ha subito convinto. La costruzione di un centro di orientamento professionale, di formazione educativa e di aggregazione sociale rappresenta un’iniziativa importante, coraggiosa ed innovativa soprattutto nel suo intendimento di creare una soluzione di continuità fra apprendimento, lavoro e tempo libero. Su di essa, credo, valga davvero la pena investire per farla crescere e per esportarla anche al di fuori dell’area metropolitana di Torino.

Vi è una grande necessità di riformare i sistemi ed i percorsi educativi, ripensando in maniera innovativa al concetto spaziale, culturale e formativo di “scuola”, in particolar modo quello attinente alla scuola superiore. 

La scuola superiore deve essere luogo di integrazione e aggregazione per persone che hanno storie, vocazioni, inclinazioni estremamente differenziate e intendono percorrere sentieri di vita su direzioni a loro volta assai diverse. Mi convince il riferimento alla piazza, intesa come un ampio spazio urbano, contornato da edifici, in cui confluiscono, ma anche da cui dipartono, più strade. La Piazza dei Mestieri è uno spazio che ricorda quello della piazza nella polis greca o nelle raffigurazioni della Città Ideale - così magnificamente dipinta dai pittori dell’umanesimo italiano - in cui i giovani vengono educati alla democrazia, al dialogo, alla partecipazione, all’etica del lavoro e della responsabilità. La sua collocazione all’interno di una vecchia fabbrica dismessa, e ora splendidamente recuperata, incarna questo spirito. Un edificio pieno di finestre e di luce che si pone come spazio aperto, all’interno di un tessuto urbano e di una società, come quella torinese, anch’essi aperti, perché riconoscono che ogni forma di chiusura, di esclusione o marginalizzazione delle persone è fonte di regresso sociale e arretramento economico. 

La Piazza dei Mestieri moltiplica le occasioni di inclusione per i giovani, scommettendo anche sui più fragili tra essi, responsabilizzandoli, ampliando e diversificando le opportunità educative offerte, guidando i giovani nel conseguire i necessari strumenti culturali e professionali per affrontare con maturità e solidità il loro futuro, il cui pensiero suscita troppo spesso smarrimento e preoccupazione rappresentando per molti un orizzonte insicuro se non un terreno di frustrazione e, peggio ancora, di rinuncia. 

L’impegno della Piazza dei Mestieri è quello di “insegnare un lavoro per educare a vivere” agendo sulla dimensione culturale e sociale del lavoro, riconoscendo in esso una ineludibile dimensione umana nella quale è possibile coniugare le ambizioni di realizzazione personale con le esigenze di socialità, aggregazione collettiva e confronto costruttivo. 

Il lavoro rappresenta la linfa vitale di cui si nutre il tessuto della convivenza civile e democratica. Spetta a tutti noi sostenere ogni iniziativa volta a consolidare e rinvigorire la capacità del paese e delle sue più giovani risorse di esprimere e ed esprimersi nel lavoro.

Niente sarebbe più deleterio per il mercato del lavoro che vedere schierati i suoi protagonisti in un bipolarismo di opposti estremismi: fautori della rigidità, da una parte, e nuovi moschettieri della flessibilità, dall’altra.

Quanto i primi continuano ad ignorare che la globalizzazione impone contenimenti di costi, pena il fallimento di un’intera economia, tanto i secondi pensano che un uomo assomigli ad un fringuello e possa saltare di ramo in ramo in nome della competitività e della flessibilità ad ogni costo.

Chi ragiona in modo equilibrato e conosce le leggi economiche sa che non è così.

La continuità, è un valore importante tanto quanto la flessibilità. Una persona che rimanga a lungo nella medesima azienda, soprattutto se qualificata, può acquisire competenze, creare tradizione e contribuire così a dare una svolta al mercato del lavoro e all’economia.

L’impossibile quadratura del cerchio sta nella scelta libera di produttore e lavoratore di una continuità aziendale non imposta da leggi, ma scelta per comune convenienza.

Allora, se il valore non è la flessibilità in sé, qual’è la possibilità che apre la legge Biagi? Questa legge è uno strumento che finora ha prodotto poco e rischia di produrre ancor meno se i soggetti popolari presenti all’interno della nostra società non diventano parte attiva di uno strumento partecipativo che metta la persona al centro del mercato del lavoro. La persona infatti è la vera protagonista.

Da questo spirito è nata la Piazza dei Mestieri.

Come in una metaforica piazza medioevale, qui si incontrano le persone che cercano lavoro e i soggetti che lo propongono. Questi ultimi mettono a disposizione il proprio sapere e le proprie abilità, secondo quella concezione per cui la propria professione non è qualcosa di cui essere gelosi, ma qualcosa da comunicare per la propria e altrui realizzazione.

La Piazza dei Mestieri è un magnifico esempio della possibilità di dialogo fra i soggetti protagonisti del mondo del lavoro. Dialogo che, nei fatti, è già un superamento dell’antinomia tra liberismo e statalismo.

Soprattutto essa esprime la possibilità di dare strumento e struttura al modo con cui, da sempre, un giovane è introdotto al lavoro: la comunicazione di esperienza e capacità da persona a persona, contro l’assistenzialismo in cui, per troppo tempo, in Italia, ci si è arenati. Questa è, nello stesso tempo, una forma di investimento in capitale umano e in carità verso il prossimo.

Prof. Giorgio Vittadini
Presidente Fondazione per la Sussidiarietà