Piazza dei Mestieri

Formazione e percorsi di alternanza

I mestieri – legati alla manualità, alle tradizioni, ai servizi alle persone – vivono la contraddizione di un relativo benessere economico (è noto a tutti che un idraulico o un tornitore guadagnano di più di un professore) e di un mancato riconoscimento sociale che rende poco attraente per i giovani tale percorso e crea crescenti problemi di riproduzione dei saperi e delle competenze.
Il sistema dell’obbligo formativo lascia troppi ragazzi per strada, nella componente scolastica, e patisce i fenomeni tipici della “selezione avversa” nella sua componente di formazione professionale; quest’ultima viene ancora scelta, infatti, dai ragazzi con grandi problemi. E le difficoltà sembrano crescenti proprio nella trasmissione dei mestieri, laddove cioè il grado di codificazione dei saperi è più basso e più rilevante è quella componente di conoscenza tacita.

Il modello dell’alternanza, attraverso l’esperienza concreta, consente, da un lato, alle conoscenze generali di divenire saperi operativi e, dall’altro, grazie allo sviluppo delle conoscenze teoriche, all’allievo di acquisire quelle capacità di trasferire in situazioni diverse quanto appreso con l’attività pratica.
L’alternanza tende ad integrare le contrapposizioni tra la formazione generale e la formazione professionale, tra teoria e pratica. Non si tratta, quindi, di giustapporre insegnamenti pratici ad insegnamenti generali (insegnamenti scolastici tradizionali) bensì di determinare un rapporto/interazione tra le conoscenze apprese nella pratica e quelle apprese nei corsi scolastici.

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